Quote rosa: chi ha paura dell’uovo sodo?

Ancora a parlare di quote rosa. Ancora a discutere se sia un provvedimento pro o contro l’impegno politico–amministrativo delle donne nella partecipazione alla cosa pubblica.

Le posizioni risentono degli schieramenti di appartenenza, per cui chi è pro (magari con riserve) è di sinistra e chi è contro (magari con riserve) è di destra. La solita eterna guerra fra lillipuziani: chi si fa sbudellare perché l’uovo sia cotto a punta in su e chi per cuocerlo a punta in giù. L’importante non è fare un uovo sodo, ma vincere la guerra.

Il Sindaco di Treviglio ha smosso un bel putiferio e, francamente, ci sfugge un po’ il motivo.

Era proprio così necessario emendare il regolamento cancellando la norma pro quote rosa nei CdA pubblici? Sì, dice il Sindaco perché «ho l’impressione che la “stampella” della quota, pur presente in Statuto ma derogabile, sia oggi più un limite che un’opportunità, in Treviglio».

Ma poiché niente vieta di superare quel limite, appare bizzarro che per superare il minimo e offrire il massimo, ci si debba svincolare da quella garanzia. Se l’amministrazione è così aperta e convinta di voler superare la soglia minima per non creare “riserve indiane” bastava semplicemente fare una dichiarazione di intenti e suffragarla con i fatti, senza eliminare o emendare la norma.

Il sospetto che ci sia un pochino di marcio anche a Treviglio, oltre che in Danimarca, viene spontaneo.

L’evoluzione della querelle si è, scontatamente, appiattita sui due fronti e si è trasformata in un braccio di ferro il cui risultato è altrettanto scontato. Il sindaco ha, apparentemente, il coltello dalla parte del manico (magari obtorto collo, pressato da qualche interesse di bottega) e la posizione contraria del fronte femminile che non digerisce la beffa, relegata in un angolo da cui uscirà perdente se non ritrova al suo interno la forza di rilanciare al mittente il boomerang.

Ecco, questa è la posizione dell’Italia dei Valori e del coordinamento delle donne dell’Idv, sia di Bergamo che di Treviglio che non condivide la decisione del sindaco Pezzoni e che reputa l’abolizione del vincolo numerico una mera scusa per avere le mani più libere. Non evochiamo fantasmi del passato (gente tremate, le streghe son tornate) e non facciamo crociate contro i mulini a vento. La “questione femminile” è al centro dell’agenda politica del nostro partito ma siamo consapevoli che la strada per la parità di genere è ancora molto lunga, impervia e in salita. Il rischio di essere additate come femministe new age è reale, anche perché molte donne ritengono che il gender gap sia ormai colmato. Non è così, l’Italia è relegata al 64° (sessantaquattresimo) posto della classifica del World Economic Forum. E se Treviglio pensa di esserne fuori e di essere una città modello, al punto di poter fare a meno di tenere sotto controllo le quote rosa, si sbaglia.

Noi facciamo un richiamo trasversale a tutte le donne, autorevoli e miti, in carriera e casalinghe, geniali e modeste, perché non abbassino la guardia e non s’illudano. La capacità di fare squadra, di usare il talento tutto femminile di flessibilità e concretezza è dote di cui tutta la società ha bisogno.

Porteremo avanti, come dice l’Economist, la “quieta rivoluzione”. Per questo aspettiamo il Sindaco al varco e vedremo se davvero le cariche al femminile saranno eccedenti il “limite” delle quote rosa.

In caso contrario la manovra apparirà agli occhi di tutti come misogina e arroccata al potere al maschile. Sarà dura dover dire ai Trevigliesi che la componente femminile con cui governare o amministrare non c’è.

A quel punto non parleremo più di uova sode ma di frittata.

Coordinamento Donne IdV BG, Alba Donadoni
Per IdV Treviglio, Maria Gabriella Bassi

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