Curriculum vitae

curriculum vitae europeoCome in questi tempi si affida la propria vita a un pezzo di carta. E ci si può trovare su sponde opposte per puro caso: anche nell’operosa (una volta) terra bergamasca.

“Lavoro in un’azienda di Treviglio, un lavoro amministrativo. La mia ditta, nonostante tutto, sta andando avanti tra mille difficoltà. Da qualche tempo qualcosa è cambiato, lo tocchi con mano. La mia scrivania è giusto di fronte all’ingresso perciò chi cerca lavoro, affida a me la propria domanda, il proprio curriculum vitae. Fino a qualche anno fa entrava qualche extracomunitario o qualche ragazzino, due o tre al mese, mollava il foglio poi andava via, quasi senza interesse.

Oggi no. Certi giorni è una processione. Inizialmente sono aumentati gli immigrati che hanno perso il lavoro e che se non ne trovano un altro: “ce ne torniamo a casa” mi dicono, perché già hanno rispedito a casa moglie e figli poiché non riescono più a mantenerli. Poi sono arrivati i giovani, che proprio non trovano più niente. Giovani… diciamo sotto i quaranta.

Ora sempre di più i padri di famiglia: chi sta finendo la cassa integrazione, o la mobilità e sa che dopo non ci sarà più niente. Chi arriva da fallimenti, chi lavora ma la ditta non lo paga più e cerca qualcos’altro. Ci sono quegli uomini, cinquantenni tutti d’un pezzo, che nella vita hanno solo lavorato, e per loro essere a casa è un disonore.

C’è chi racconta di essere andato direttamente nei cantieri edili a cercare lavoro e di essere cacciato malamente da altrettanti poveri cristi.

C’è chi il curriculum non sa bene cos’è e scrive i suoi dati su un pezzo di carta. E tanti, veramante tanti, si vergognano, e vanno via il più velocemente che possono, trattenendo a fatica le lacrime. Altri entrano alterati, eccitati, nervosi e si mettono a raccontare. Io saluto, se ho tempo, faccio due parole (almeno quelle mi sembrano dovute) e poi archivio in un inutile faldone degli inutili curriculum”.

La crisi è anche questo, c’è chi la subisce, chi è in prima linea e chi non si sta accorgendo di nulla perché ha ancora la fortuna di avere uno stipendio, ha figli piccoli non in età di lavoro e non ha la scrivania proprio di fronte all’ingresso della propria azienda.

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