Libera contro le slot

slot-machineRiprendiamo il discorso sul gioco d’azzardo partendo dalla serata organizzata dagli “Amici di Libera” di Caravaggio il 15 giugno scorso

Introduce  la serata don Franco, che ci dice come il gioco d’azzardo in Italia sia in ampia crescita. Si moltiplicano i luoghi, si moltiplica l’offerta. Si parla di una spesa pari a € 1.260 pro capite, neonati compresi. Con conseguenti elevati costi sociali ed il continuo pericolo che si sconfini nell’illegalità.

Il primo intervento è quello della psicologa dott. Barchi, che ci ricorda come sia difficile misurare il numero di persone che hanno un gioco problematico (ricerca CNR), comunque stimati in 2.000.000 in Italia e 300.000 nella sola Lombardia e come sia difficile definire il gioco d’azzardo: vizio? malattia? stress?

Innanzitutto bisogna sapere che il gioco è andato tra divieti e concessioni: nel 1589 venne concesso da Sisto V, nel 1676 vietato, nel 1721 concesso da Innocenzo III, nel 1725 nuovamente vietato da Benedetto XIII, nel 1731 concesso da Clemente XII.

Il 5 novembre 1863 venne liberalizzato il gioco del lotto.

Le leggi attuali sul gioco d’azzardo risalgono agli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. Ruotano intorno al concetto di “alea” (caso) nel gioco. Divieto con riserva di permesso. Negli ultimi anni Il legislatore italiano si propone non già di contenere la domanda e l’offerta di gioco ma di canalizzarla in circuiti controllabili per prevenire la possibile degenerazione criminale (Codice civile 2003 e 2007). Il gioco d’azzardo è quindi sempre più normalizzato.

Ecco che cosa caratterizza il gioco d’azzardo:

  • Il ruolo del caso e non dell’abilità
  • La scommessa è un rischio irreversibile
  • Il denaro o beni materiali sono lo scopo

Conseguentemente a ciò si è inserito il concetto di malattia nel gioco d’azzardo distinguendolo dalla ludopatia, che non è gioco d’azzardo patologico, ma dipendenza compulsiva reiterata verso giochi che non prevedono scommesse o soldi.

Nell’ultimo decreto legge si parla di ludopatie, non di gioco d’azzardo patologico. Le due parole sono usate come sinomini ma non lo sono.

Nel gioco d’azzardo patologico si costruisce un’attitudine che il caso possa risolvere la nostra vita. Prima o poi le persone che giocano si ammaleranno se non sveliamo loro le ambiguità del sistema.

SImone Satta, il secondo relatore, ha scritto assieme ad altri autori il libro Pizza, sangue e videopoker.

Definisce tre fasi dello sviluppo del gioco d’azzardo in Italia:

  • contrastato nel decennio 1982–1992. Risultato: sviluppo delle bische clandestine;
  • nel periodo 1993–2003 lo Stato interviene sul processo dei monopoli e le mafie si adeguano ed iniziano ad infiltrarsi nei giochi legali;
  • dal 2004 ad oggi si crea un vero valore aziendale: le mafie non aspettavano altro per entrare nel mercato. Es. comprano i prodotti del gioco d’azzardo per riciclare il denaro.

Lo Stato obbliga i gestori a mettere nelle macchinette una scheda elettronica, che ripartisce le entrate tra vincite al giocatore, Stato e noleggiatore (esercente). La mafia sostituisce la scheda elettronica ed allo Stato non arriva niente, le macchinette vengono scollegate dall’Agenzia delle entrate.

I giochi sono sempre più addittivi: studiati per legare. Funzionano così: subito avviene una vincita che poi non succede più.

Il gioco d’azzardo è definito dagli articoli 721 e 725 del Codice penale. L’articolo 718 lo vieta.

Dal 1987 con una serie di deroghe alle vecchie leggi lo Stato ha cercato di regolamentare questa attività per farla emergere, si è assunto la responsabilità di regolamentare. È tutto in deroga ancora oggi. Si faccia una vera legge che disciplini l’intera materia.

Ad oggi il gioco è organizzato così:

  • ci sono le AGENZIE, dieci concessionarie (con gare pubbliche) che operano la conduzione telematica e ne assicurano l’operatività;
  • poi vengono i GESTORI, imprese private che ricevono il mandato per la distribuzione  ed installazione delle macchinette;
  • infine arrivano gli ESERCENTI, ovvero i titolari degli esercizi pubblici.

A questo punto viene pubblicizzata la campagna “Mettiamoci in gioco”, promossa da LIBERA e da altre 17 organizzazioni, che propone di:

  • porre un freno, da parte dello Stato, al modello di “liberalizzazione controllata” del gioco d’azzardo in Italia, che si è progressivamente trasformato in insidiosa deregulation;
  • restituire un potere decisionale alle comunità locali, […] i Sindaci non possono intervenire sulle licenze, perché totalmente scavalcati dall’attuale legge dello Stato;
  • impedire la pubblicità del gioco d’azzardo con appositi divieti, non diversamente da quanto avviene per il tabacco;
  • inserire il gioco d’azzardo patologico all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza previsti per i servizi sanitari.

La serata si è infine conclusa con questo appello:

  • Non lasciamo che si combatta la parte buona e quella cattiva dello Stato
  • Subito una legge come quella sulla confisca dei beni ai mafiosi voluta da Libera
  • Siamo noi che combattiamo loro, altrimenti è finita.