Lavori in Comune? Sì, ma da casa

telelavoroCome i Comuni possono migliorare il welfare familiare.

Se ne è ha parlato il 6 febbraio scorso in un convegno promosso dal Comune di Milano.

Della difficoltà di conciliare la famiglia con il lavoro ne sanno tutti coloro che lavorano ed hanno figli piccoli o genitori anziani da accudire. Il Comune di Milano ha promosso una giornata di studi per analizzare e promuovere il lavoro da casa, il cosiddetto lavoro agile, una situazione in cui è possibile compiere parte della propria attività professionale da casa, utilizzando gli opportuni mezzi informatici.

I vantaggi sono innegabili: a livello personale maggiore facilità nell’organizzazione delle proprie attività, risparmio di tempo nel tragitto casa-lavoro; a livello sociale decongestione del traffico, minore inquinamento; a livello aziendale minor numero di postazioni lavoro che possono essere invece condivise, aumento della produttività, aumento della motivazione.

Da non confondere con il telelavoro, dove si prevede che il lavoratore operi da casa tutta la settimana, il lavoro agile consiste nel dare la possibilità di lavorare saltuariamente – all’occorrenza, in accordo con il datore di lavoro e quando le condizioni lo permettono – dalla propria abitazione.

Il Comune di Milano da tempo ne ha iniziato la sperimentazione insieme a (poche) aziende private.
Tecnicamente non ci sono problemi: lo scoglio da superare è solamente culturale, tutto italiano, dove troppo spesso si indentifica il lavoro con la presenza sul posto di lavoro.

La stessa sperimentazione potrebbe essere effettuata a Treviglio dagli uffici comunali per quelle posizioni dove ciò è possibile.
Sarebbe un bel segnale di attenzione alla tematica, che potrebbe fare da apripista anche al settore privato.
In fondo è dai tempi dell’amministrazione Borghi che è tecnicamente possibile.

Il miglioramento della qualità della vita ed il welfare familiare passano anche da questi cambiamenti.

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