La bombetta di Paquito

Francesco_GiussaniNon ricordo più se fosse sul Monello, sull’Intrepido o sul Corriere dei Piccoli, ma ai miei tempi spopolava tra i fumetti un personaggio, Pedrito el Drito, indomito sceriffo di un West un po’ nostrano, che raramente ne imbroccava una.

Mi è tornato in mente ripensando all’ultimo Consiglio comunale. Si vede che bisogna rivolgersi ai comics per inquadrare un personaggio come il capogruppo della Lega Paquito (diminutivo español di Francisco) Giussani. Uno che ha il pallino delle rivelazioni–bomba annunciate come fossero una prima TV: le innesca, le bombette, ma poi gli scoppiano tra le mani.

Racconto solo l’ultima: cogliendo al volo l’occasione sbagliata (il voto su una mozione da inviare in Regione per stoppare definitivamente la discarica di amianto alla Vailata, mozione sottoscritta da tutti i capigruppo e quindi destinata, come poi è stato, ad essere votata all’unanimità e, sperabilmente, a far breccia nella Giunta regionale lombarda), Paquito Giussani ha annunciato con la solita prosopopea di poter rivelare i nomi dei responsabili di tutto l’iter discarica. Cominciando ab ovo (il 2003) e facendo una frittata. Perché ha finito per inguaiare i suoi.

Andiamo con ordine.

Nell’anno 2003 il Consiglio comunale diede la propria approvazione a un progetto di discarica — allora di inerti — da realizzare nella ex Cava della Vailata. Cosa ha denunciato — si fa per dire — Giussani, sventolando in aula la relativa delibera e consegnandola ai giornalisti? Che su quel voto si astenne l’allora gruppo consiliare DS, di cui faceva parte l’attuale consigliera PD Simona Bussini. Non potendo sparare a zero contro Ariella Borghi —lo sport preferito dal nostro cacciatore — visto che nel 2003 non era nemmeno in Consiglio, ecco la chiamata a correo di Simona e del suo capogruppo di allora, il riesumato Ezio Bordoni.

È sfuggito a Paquito il fatto che l’approvazione di una delibera viene determinata non da chi si astiene, ma da chi vota a favore. Nel caso specifico, votarono sì alla discarica nel 2003 l’attuale assessore Mangano, il consigliere Andrea Cologno e l’attuale presidente del Consiglio comunale Pignatelli. In pratica lo stesso centrodestra, il suo centrodestra, che lo stava ascoltando in aula. Direi un centrodestra non particolarmente felice (eufemismo) delle esternazioni di Paquito e del suo autogol, anzi, auto–bomba. Perché le pallottole sparate a sinistra sono finite a impallinare la destra. In più votò sì l’altro rappresentante della Lega in Consiglio.

Dice il Giussy: io ero assente, non ho partecipato. Oggi, ben undici anni dopo, ci dice con rivelazione fresca di giornata che la sua assenza era la manifestazione di una posizione politica. Ma toh!

Tace, l’impagabile Giussani, anche un altro dettaglio. Che l’assessore proponente la delibera del 2003 si chiamava Luigi Minuti, allora in Giunta con Zordan, oggi in minoranza. Ma Giussani non lo ha citato nemmeno di striscio, come non ha citato Merisi, altro voto a favore della delibera 2003. Una forma evidente di attenzione per le uniche minoranze che rispetta educatamente e di cui tollera l’esistenza. Per le altre (PD e ABS), improperi, provocazioni, chiamate in causa che non c’entrano niente. Come in questo caso.
Ma siccome il diavolo fa le pentole e non i coperchi, non ci sono più le mezze stagioni e nemmeno le mezze verità, i neri hanno il senso del ritmo e le pallottole sparate da Pedrito el Drito non centrano il bersaglio, ecco che le rivelazioni di Paquito sono tornate indietro al mittente. Il quale, già che c’era, si è dimenticato pure di precisare che la discarica che ha avuto l’ok nel 2003 era una discarica di inerti (votò a favore pure Lingiardi), poi trasformata in discarica di rifiuti pericolosi per poter smaltire le ceneri dell’inceneritore di Dalmine e lo spazzamento stradale, che notoriamente contengono metalli pesanti e altri inquinanti.

Quando avvenne ciò? Negli anni in cui Giussani sosteneva l’amministrazione Zordan, fautrice del progetto. E cosa ha fatto Giussy per fermarla? Niente. Fu Ariella Borghi a stoppare questo progetto nel luglio 2006, con uno dei primi provvedimenti della sua amministrazione.

Ma tutto questo Giussy non lo saaaaaa. Come l’Alice della canzone.
Noi lo sappiamo, e ve lo ricordiamo, a futura memoria.