Bere acqua buona e gradevole non è una moda

acqua-dal-rubinettoRingraziamo Legambiente per la lettera commento al nostro articolo che ci consente di approfondire l’argomento. In primo luogo è utile spiegare che la sinteticità con cui era stata riportata la posizione di Legambiente derivava dalla natura dell’articolo: un brevissimo comunicato che, partendo dal successo delle casette dell’acqua all’EXPO, richiedeva anche per Treviglio ciò che è stato fatto da tutte le Amministrazioni comunali servite da COGEIDE.

Nel merito: Legambiente sostiene che le casette dell’acqua a Treviglio non siano una priorità? Significa che tutti gli altri Comuni (Arcene, Calvenzano, Casirate, Mozzanica…) si impegnano su iniziative di rilevanza secondaria. Legambiente sostiene che la richiesta e la realizzazione delle casette sia “modaiola e politica”? Significa che tutti i Comuni che le hanno realizzate sono incapaci di distinguere tra esigenze concrete e mode effimere e che le azioni che favoriscono il risparmio e il benessere dei cittadini siano iniziative ideologiche e propagandistiche? Invece sono proprio iniziative “politiche”, come le definisce con una punta di denigrazione Legambiente, ma nel senso etimologico del termine: cioè relative alla città!

Ma queste critiche generiche e in realtà poco permeate dallo “spirito costruttivo” evocato nella premessa della lettera di Legambiente non devono distoglierci dal problema principale: è possibile trovare strumenti che favoriscano sensibilmente la diminuzione del consumo di acqua in bottiglia? Se siamo tutti d’accordo che il consumo di acqua in bottiglia sia costoso e produca inquinamento, vogliamo operare per ridurlo?

Allora bisogna analizzare quali siano le cause che spingono al consumo di acqua minerale ed agire per tentare di rimuoverle. La principale è probabilmente la falsa credenza (falsa oggi, dopo anni nei quali dai rubinetti è sceso di tutto) che l’acqua minerale sia di miglior qualità. Allora se è vero che l’acqua delle casette è la medesima di quella della rete (anche se quella delle casette scorre perfino nella parte finale del percorso in tubature sicure, cosa non sempre vera per quelle domestiche) la percezione che ne ha la gente è che questa sia più controllata e sicura, percezione che aiuta in maniera determinante il superamento dell’atteggiamento di cui sopra. La seconda è l’abitudine decennale al consumo di acqua frizzante, che ha portato il nostro Paese ad essere addirittura il primo consumatore di acque minerali (oggi siamo terzi) e con antiche radici, se è vero che addirittura negli anni Cinquanta e fino agli Ottanta siamo stati grandi consumatori di “polverine” (Idriz, Idrolitina etc) che rendevano l’acqua effervescente. È per questo che le casette dell’acqua sono un fenomeno prevalentemente italiano: che senso avrebbe farle laddove la gente consuma già dalla rete idrica? Dunque non basta dire che l’acqua del rubinetto è ”buona” come quella in bottiglia per spostare i consumi; e non basta dire che è buona come quella della casetta per pensare di avere lo stesso risultato (sarebbe come dire ad esempio che tutti i maglioni fatti con la medesima lana sono uguali: e il colore? e il modello?) e, peraltro, questa affermazione non è veritiera se alle risultanze di analisi chimica si aggiunge la categoria di piacevolezza, che è quella che poi determina i comportamenti e le scelte.

In conclusione, senza nulla togliere ad alcune considerazioni su cosa sarebbe ideale fare,  riteniamo che i problemi vadano affrontati e risolti e ci sembra che il tentare di convincere i cittadini ad usare l’acqua del rubinetto con le sole perorazioni provenienti da tavoli di riunioni, non faccia compiere alcun passo in avanti. I passi avanti li hanno fatti quei cittadini che si trovano acqua buona, fresca e gradevole ad un costo contenutissimo; io credo che sia utile, e lo suggerisco, andare a sentire come la pensano intanto che riempiono le bottiglie. Noi lo abbiamo fatto.

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