Appropriazione indebita di sudore altrui

Non è un reato. Niente di penale, questa volta.

È un malvezzo: quello di intestarsi opere che non sono proprie oppure che hanno comportato la produzione di una unica goccia di sudore: quella sparsa per girare la chiave dell’accensione, perché qualcun altro aveva già provveduto alla progettazione della macchina, al suo allestimento e pure alla benzina per farla funzionare. Mi riferisco alla mappa della città con le fotografie delle opere realizzate che la lista “Mangano per Treviglio” sta distribuendo.

Tra le opere che l’ex assessore Mangano indebitamente rivendica al suo operato ci sono, tanto per citarne alcune, le rotatorie che hanno snellito il traffico dall’incrocio per Bergamo (Largo Dante) a quello per Cassano (Largo Vittorio Emanuele) e l’ex Upim (seppur con progetto rivisitato), tutte opere ereditate “chiavi in mano” dall’amministrazione Borghi. Ci sono anche le opere progettate, realizzate e finanziate da RFI (società delle Ferrovie) in esecuzione dell’accordo di programma del 1995, quello del quadruplicamento: come la ciclabile del cavalcavia Baslini, il sottopasso di via Redipuglia, il sottopasso cosiddetto Bosco 3 per il collegamento con il quartiere Ovest. L’ex assessore le ha inserite tutte nella sua mappa inneggiante alla politica del fare. Dimenticandosi di precisare però che in questo caso si è trattato più propriamente di “fare foto”.

Se è vero che bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, bisogna dire che questo Cesare l’ex assessore Mangano proprio non lo conosce.

 

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