Le ragioni della scelta di un “altro” Matteo

Due parole di presentazione. A Treviglio non tutti conoscono tutti…

Matteo De Capitani, classe 1969, da sempre impegnato in politica, quella che cerca di risolvere i problemi delle persone, in particolare di chi sta meno bene. Ho seguito l’evoluzione dal PCI al PD passando attraverso i DS ed il PDS. Già membro della direzione regionale e costituente del PD, sempre a titolo gratuito.

Hai restituito la tessera PD e ti sei dimesso dal’Assemblea regionale. Perché proprio adesso, con tutte le volte che il PD a trazione Renzi ha fatto arrabbiare i suoi iscritti? 

Far parte di un partito è una scelta, non un destino ed alla sopportazione c’è un limite. Ora il limite è superato e questo ce lo ha indicato fermamente il risultato referendario cui Renzi ha legato il suo futuro politico e quello del PD, lo hanno certificato i cittadini, in particolare i giovani, che per l’80% hanno scelto di votare NO, anche contro la politica del PD.

Sei stato uno dei promotori di “ConSenso” a Bergamo. A cosa mira l’associazione, a un nuovo partito? Sarà l’ennesimo contributo al frazionismo della sinistra, con i dibattiti sui massimi sistemi e la gente che non va più a votare?

ConSenso nasce dall’esperienza dei comitati per il NO per dare spazio ai cittadini delusi, molti dei quali ex elettori del PD rifugiatisi nell’astensione o nel voto al M5S. Saremo parte di Articolo1—Movimento Democratici e Progressisti per dare risposte ai problemi concreti che sono rimasti irrisolti o che si sono acuiti durante gli ultimi tre anni di governo. Penso, ad esempio, alla crescita esponenziale del debito pubblico, alla riduzione dei diritti dei lavoratori, all’esplosione dei voucher ed alla riforma della scuola. Sappiamo che la sinistra potrà fare argine al populismo soltanto se sarà in grado di tornare a svolgere il suo ruolo fondamentale: essere la forza capace di ridurre le disuguaglianze, combattere la povertà, restituire dignità al lavoro.

Treviglio a suo modo ha fatto da apripista: come a livello nazionale, si tirano in ballo questioni personali (ci saranno, ma non sono determinanti) per non parlare di diverse idee di “essere” partito e di “fare” partito e politica. Che ruolo intendete ritagliarvi (uso il plurale, ma c’è un plurale?)?

Su come è stato gestito il centrosinistra trevigliese si dovrebbe scrivere un saggio dal titolo “Come perdere (e male) un’elezione vinta in partenza”: troppi “io” e troppa incapacità a comprendere e valorizzare le idee degli altri portano alla sconfitta, e lo abbiamo visto a Treviglio come a livello nazionale. Per prendersi qualche personale rivincita nel PD oggi non si dovrebbe fare altro che sedersi ed aspettare l’ennesima sconfitta. Noi invece vogliamo esserci per ricucire la scissione che c’è stata con gli elettori. Abbiamo già chiesto che il Governo fissi al più presto la data del referendum promosso dalla CGIL su voucher e appalti, possibilmente accorpandoli alle amministrative, per non buttare dalla finestra altri 300 milioni di Euro. L’assenza del NOI a favore dell’io ha causato danni enormi, la politica ha bisogno di sperimentare sistemi di governo plurali ed inclusivi, senza rottamazioni. Quindi sì, esiste un noi, un NOI che vuole essere coinvolgente.

Parteciperai e farai partecipare alle primarie del PD, visto che sono aperte a tutti? Insomma, quello al PD è un addio o un arrivederci da separati in casa?

No, non parteciperò alle primarie del PD. Chi partecipa dichiara sul proprio onore di essere elettore del PD. Chi certifica che gli elettori delle primarie siano effettivamente del PD? Nessuno! Per come sono (dis)organizzate sono scalabili dalla destra, e lo abbiamo già visto, penso alle primarie liguri o a quelle napoletane; inoltre tra i candidati in corsa non vedo nessuno in grado di raddrizzare la rotta. Ho lasciato il PD, ma non credo sarà un addio. Sono certo che con alcuni amici e compagni ci rivedremo e presto saremo fianco a fianco, forse proprio in Articolo 1—Movimento Democratici e Progressisti.

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