I bambini della Ginestra: il battesimo di sangue della nostra nazione

I bambini della GinestraPiù di duecento persone, di cui almeno il 70% scolaresche frequentanti gli ultimi anni delle scuole superiori trevigliesi, hanno partecipato alla presentazione del libro dedicato alle vittime della strage di Portella della Ginestra.

Sabato 9 marzo, presso l’auditorium della BCC di Treviglio, è avvenuta la presentazione del libro “I bambini della Ginestra” da parte dell’autrice, Maria Rosa Cutrufelli. L’iniziativa, promossa dai “Giovani Democratici”, “ARCI Fuorirotta” e “iTrevigliesi”, patrocinata dal Comune di Treviglio, rappresentava la chiusura della campagna di raccolta libri (per gli interessati: non consegnatene più!) a favore della biblioteca dedicata a Peppino Impastato aperta nei mesi scorsi a Bergamo. Questa biblioteca è stata pensata dopo che, nel Comune di Ponteranica, dove la biblioteca comunale portava questo nome, al cambio di Amministrazione comunale, si è deciso di modificare la dedica preferendo un personaggio locale al militante massacrato il 9 maggio 1978 dalla mafia per la sua attività politica e giornalistica di denuncia.

Ma torniamo al libro.

È un romanzo dove la “storia”, la strage di Portella della Ginestra del 1 maggio 1947 (11 morti e 27 feriti) fa da sfondo alla storia di due bambini, Lillo ed Enza. Il primo perde il padre, la seconda vede in faccia i banditi: le loro vite cambieranno per sempre.

L’autrice ci spiega in poche parole i perché di questo libro.

Primo. Perché si tratta di una storia infinita: è di qualche anno fa la riesumazione della salma del bandito Giuliano, ritenuto lui e la sua banda responsabile della strage, perché persiste il dubbio che non sia morto ma messo in salvo in America da parte dei servizi segreti. Perché non si dice abbastanza di quanto sia stato manovrato dalla mafia, dagli agrari e dalla politica. È un libro che cerca di ricostruire il contesto storico in cui è avvenuto il fatto di sangue. A guerra finita, dopo un governo di unità nazionale cui partecipavano sia la DC sia il PCI, in Sicilia il blocco delle liste di sinistra vince le elezioni, De Gasperi sta negoziando con il presidente americano Truman gli aiuti di cui l’Italia ha bisogno. Siamo quindi in piena guerra fredda e queste ne sono le prime vittime, per alcuni studiosi questa è la prima strage di Stato, la prima trattativa Stato–mafia, il battesimo di sangue in cui è nata la prima Repubblica.

Secondo. Perché i sopravvissuti delle stragi, tutte le stragi, sono vittime due volte. Innanzitutto perché hanno perso i loro cari, o sono rimasti feriti o sconvolti nell’animo ed hanno la vita segnata per sempre. Ed in secondo luogo sono vittime del silenzio, della dimenticanza da parte dell’opinione pubblica (qualcuno si ricorda di un solo nome di una vittima di una strage italiana?). Vittime delle istituzioni che non si occupano di loro, di una giustizia che non arriva o arriva dopo decenni: i mandanti dell’omicidio Impastato, Vito Palazzolo e Gaetano Badalamenti, sono stati condannati rispettivamente nel 2001 e nel 2002. Molte stragi non hanno ancora né esecutori né mandanti.

E il romanzo segue la vita di questi due bambini che crescono, dove diventa difficile anche amare e innamorarsi. Ma, prosegue l’autrice, la risposta a questa situazione è reagire, scrollarsi di dosso il vittimismo. Alla fine il libro si schiude a un evento di speranza.

Nel dibattito che è seguito, in “prima mondiale” sia verbalmente che in modo digitale (per facilitare il coinvolgimento dei timidi era infatti possibile inviare SMS e Tweet ai moderatori, e ne sono arrivati più di 50) si è posto molto l’accento sulla necessità del fare memoria. Sull’importanza dei media, soprattutto del ruolo della televisione, sul rispetto della legalità anche quella spicciola di tutti i giorni, a scuola per esempio, dove anche censurando il bullismo ci mettiamo dalla parte dei bambini della Ginestra.

All’incontro ha partecipato anche C. Colombi, portavoce di Libera presidio di Bergamo, che ha raccontato l’attività nella bergamasca della rete di Libera, della necessità di una cultura della legalità, della storia di Impastato, della situazione della criminalità nella nostra provincia.

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