Casette dell’acqua: le parole e i fatti che le disattendono

Casetta_ArceneIn più occasioni «iTrevigliesi» ha affrontato la questione delle casette dell’acqua. L’ultima volta è stata con il giornale portato in tutte le case in questi giorni di giugno, prendendo spunto dalla mozione presentata dai ragazzi della scuola Grossi durante il Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi del 30 aprile scorso. Altri si sono espressi a favore di queste casette, sempre a partire dalla richiesta dei ragazzi, vista la risposta negativa dell’assessore Imeri.

Aggiungiamo alcuni particolari a quanto già scritto.

Si deve sapere che le casette dell’acqua possono integrare processi di microfiltrazione e sterilizzazione a raggi ultravioletti eliminando, qualora ci fosse, il sapore di cloro inserito nella rete di distribuzione per eliminare i batteri. Le casette forniscono acqua naturale e acqua gasata ed il costo è “simbolico”.

GOGEIDE (il gestore dell’acqua potabile nel nostro territorio) ha installato 14 casette dell’acqua nei 15 Comuni nei quali opera e l’operazione ha avuto un successo inaspettato. Chi manca all’appello? Treviglio.
COGEIDE installa le casette gratuitamente. I Comuni devono solo mettere a disposizione l’area.

E si deve anche sapere che il 18 febbraio 2012 il sindaco Pezzoni (di cui Imeri è il vice) ha sottoscritto una Carta di intenti (insieme a COGEIDE, Comitato Tutela Ambiente, Cooperativa Famiglie Lavoratori e Legambiente Bassa Bergamasca), la quale al punto 4 recita: «L’Amministrazione comunale si impegna ad avvalorare comunicazione e sensibilizzazione con azioni coerenti che la vedono protagonista. Per esempio: promuovendo l’installazione/costruzione di una casa dell’acqua, eliminando le bottigliette dal Consiglio comunale, scendendo in campo personalmente e mettendoci la faccia».

Allora, assessore Imeri, come la mettiamo? Memoria corta? Meglio confondere le acque?
Qualcuno mette le parole, altri la faccia.

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