Secchi di casa nostra

IceBucketChallengeSeppur per indole sono portato a pensare il fenomeno “Ice Bucket Challenge” più come una possibilità di mettersi in mostra data agli amanti del protagonismo a tutti i costi, sono disposto a chiudere un occhio sulle pagliacciate se i secchi d’acqua gelata sono in grado di portare risorse nuove alla ricerca contro la SLA e le altre malattie. Criticare è sempre più facile che darsi da fare e i 90 milioni di dollari negli USA (e un po’ meno i 600 mila Euro in Italia), probabilmente in crescita nei prossimi giorni, portano acqua al mulino de “il fine che giustifica i mezzi”. In fondo l’alternativa sarebbe stata avere gli stessi soldi nelle tasche private senza contribuire ad una necessità pubblica.

Un paio di commenti però mi pare giusto farli.

Il primo è sui protagonisti.
Se a gareggiare nel rovesciarsi addosso la “sidela de aqua frègia” vedi un attore, un cantante, uno sportivo e in genere quelli che vengono chiamati VIP, pensi “i ga bu tep“, ma il video fa audience, gira su YouTube, ingaggia altri e speri che quel VIP abbia messo mano al suo portafogli, alleggerendolo per migliaia di dollari.

Se lo fa il tuo vicino di casa che è stato nominato dal suo amico che a sua volta è stato nominato dal cugino… forse sarebbe meglio che il tutto rimanesse nell’album di famiglia senza troppo circolare.

Se lo fa un politico, piccolo o grande che sia, peggio ancora perché da lui aspetto indirizzi, leggi e finanziamenti alla ricerca a livello nazionale, così come il ridurre i disagi a livello locale. Non secchiate plateali.

Suggerirei di mettere mano al portafogli “nel segreto della propria stanzetta”, senza  scimmiottare gli “inarrivabili” ed evitando così di uscire dal buongusto.
Ma c’è spazio per tutti e alla fine, se proprio lo si vuole fare, non è poi una cosa grave e non credo precluda la strada al paradiso, se lì si è già orientati.

Il secondo è sullo scopo.
La ricerca sulla SLA è interesse di tutti e la campagna dei “secchi”, seppur centrata negli USA, ha un respiro e una visibilità internazionale tale da essere in grado di accedere a risorse cospicue.

Ma potrebbe valere la pena chiedersi il risvolto locale.
Nello specifico: quanti sono i malati di SLA a Treviglio, quali difficoltà hanno, come possiamo semplificare la loro vita e quella dei loro famigliari con iniziative di vicinato attento e scelte istituzionali dedicate?

E al di fuori della SLA, quali iniziative meritano qui una campagna di “secchiate”? Ci sono cooperative sociali, case di accoglienza, presidi contro le fragilità che meritano attenzione o sono in difficoltà?

Non per campanilismo, ma per tenere i propri piedi per terra.

2 thoughts on “Secchi di casa nostra”

  1. Secondo Davide Beretta, redattore dei “trevigliesi”:chi ha usato il canale delle secchiate lo ha fatto per mettere in luce la propria propensione,ma sicuramente non l’unica,ad aiutare una causa,utilizzando un metodo forse diverso e secondo lui ,idiota, ma efficace.
    Dal mio punto di vista, lo stesso Davide Beretta,oltre a considerare le secchiate “una pagliacciata”, utilizza la carta stampata per mettersi e mettere in luce il proprio pensiero,perdendo ancora una volta l’occasione per farlo nel silenzio delle sue quattro mura.
    Dario Aralla

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