Tra rango e orango: due note su due vicende stonate

pia locatelliPia Locatelli — bergamasca, socialista, oggi deputato del gruppo misto — è intervenuta su due vicende pesanti che riguardano le donne: la parità di genere e il caso Calderoli–Kyenge. Con due dichiarazioni molto nette, lontane anni luce dagli imbarazzati distinguo e a maggior ragione dagli imbarazzanti silenzi di altri parlamentari che, come lei, sostengono questo Governo. Ci piace presentarle all’attenzione di chi ci legge.

La prima riguarda un emendamento a sostegno della parità di genere al testo di riforma costituzionale, emendamento da lei presentato e bocciato dal Parlamento su indicazione del Governo.

L’emendamento prevedeva che nelle leggi regionali la frase “promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”, fosse sostituita con “assicurano l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”. La differenza tra promuovere e assicurare non è una questione di lana caprina. Perché non è la stessa cosa promuovere, cioè favorire (poi come va, va) e assicurare, cioè rendere certo, sicuro. E non è la stessa cosa nemmeno la parità (attenzione: di accesso!) rispetto all’equilibrio nella rappresentanza.

È con la promozione fasulla che ancora è rimasta nel dettato della riforma che nell’attuale Consiglio della Regione Lombardia ci sono 13 donne su 80 consiglieri, che in Provincia (o quel che ne è rimasto) ce n’è 1 su 17 e in Consiglio comunale di Treviglio siamo in 3 su 17.

La seconda dichiarazione: caso Calderoli–Kyenge. Come saprete, l’ex ministro e vicepresidente del Senato le ha dato dell’orango, proprio qui, nel cuore della Lega trevigliese, tempio del bon ton e dell’understatement very british. Non è parso vero al senatore, teoricamente uomo di rango, sentirsi illuminato al punto da insultare l’ex Ministro per l’integrazione. Insultarla impunemente. Perché la Giunta per le immunità del Senato non ha concesso l’autorizzazione a procedere contro il senatore Calderoli che era nell’esercizio delle sue funzioni (sic!). Secondo il parere dei senatori della Giunta, compresi quelli del PD, nelle parole dell’esponente leghista “non si ravvisano istigazione al razzismo, né diffamazione”. Non aggiungo, a commento, una parola in più rispetto a quanto dichiarato da Pia Locatelli: “Questa vicenda è inaccettabile. Lo è per quelle parole, perché in politica bisogna avere il massimo rispetto per l’avversario senza arrivare a queste bassezze ispirate al peggiore razzismo. Soprattutto se si ricoprono certe cariche”. “Sono in totale disaccordo con i colleghi del PD che hanno votato in quel modo, anche se resto dell’idea che gli avversari si devono affrontare in modo politico e non giudiziario”.

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