Il diritto d’asilo a Bergamo

“Il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati a Bergamo dal 2006 al 2016”. Questo il titolo del seminario che ha avuto luogo mercoledì 27 aprile 2016 nella sala attigua alla bella chiesa della Madonna del Bosco in Longuelo.

Il benvenuto da parte degli organizzatori è stato caloroso e coinvolgente, proprio di gente che ha fatto dell’accoglienza il suo mestiere; ben presto tutti si sono sentiti avvolti da un’atmosfera di festa e infatti si celebrava il decimo compleanno del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) di Bergamo.

Il seminario, organizzato da Comune di Bergamo e SPRAR, in collaborazione con Caritas diocesana bergamasca e Consorzio Sol.Co Città Aperta, voleva essere un’occasione per fare il punto della situazione bergamasca dopo dieci anni dall’inizio del progetto.

Maria Carla Marchesi, Assessore alla coesione sociale e all’integrazione, ha aperto l’incontro ringraziando la parrocchia per l’ospitalità, che non è solo quella data al seminario; Casa del Bosco, una struttura che è proprio di fronte alla chiesa, è anche la sede degli ospiti del progetto SPRAR.

In 10 anni si è avuta l’opportunità di maturare competenze che sono quelle di cui oggi si ha bisogno: è stato fatto tanto per evitare che il tempo trascorso nella sede non fosse solo un tempo di attesa, si sono messe basi per il futuro collaborando con il terzo settore e attivando percorsi di avvicinamento al mondo del lavoro.

Il dottor Maurizio Pellegris del Dipartimento di salute mentale di Bergamo ha fatto notare come sia importante per i richiedenti asilo essere proiettati in una dimensione dove esista il futuro perché la depressione, di cui spesso queste persone soffrono, nasce proprio dal vivere in un presente continuo che nel loro caso significa l’attesa dei documenti richiesti.

L’esperienza positiva del progetto SPRAR di Bergamo ha fatto anche scaturire riflessioni critiche su un sistema di accoglienza caotico che rischia di ricreare emarginazione: la normativa prevede che per coloro che chiedono asilo i tempi di prima accoglienza siano strettamente quelli necessari per la richiesta dei documenti e solo coloro che hanno presentato regolare domanda di asilo hanno il diritto di passare allo SPRAR, seconda accoglienza. È sotto gli occhi di tutti che questi tempi e queste prassi non vengono rispettati e determinano un errore fondamentale, un’assistenza prolungata all’infinito.

Nicola Grigion, funzionario del Servizio centrale SPRAR, ha sottolineato che i servizi di protezione non si devono sostituire al welfare; lo SPRAR non può risolvere problemi di così grandi dimensioni. I sistemi di accoglienza, nei Paesi in cui questi funzionano, coprono solo un breve tratto dell’iter, poi è il welfare a occuparsene.

L’ultimo intervento è stato quello di Tanzi Tajmul Hussain, un beneficiario del progetto SPRAR, che ha raccontato la sua storia: fugge dal Pakistan nel 2008 perché i talebani bruciano la sua casa e vuole raggiungere l’Inghilterra. Passa in Iran, poi in Turchia, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria, Austria, Germania, Francia, Inghilterra dove gli viene negato il permesso; nel 2014 arriva a Lecco e nel marzo 2015 entra a far parte del progetto SPRAR di Bergamo. Ora è sereno, a settembre la sua domanda di asilo è stata accolta, frequenta la terza media e vuole aiutare la gente: i profughi, ma anche gli italiani.

Nel pomeriggio, dopo un pranzo preparato dagli ospiti della casa, il seminario si è trasferito nello stupendo Orto botanico di Astino (9.000 mq) dove sono stati inseriti sei ospiti del progetto, compreso il giardiniere che lavora da due anni e ha avuto la possibilità di ricongiungersi con la sua famiglia.

Carmela Guglielmotti

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