Ospedale: si sono rotte le acque (chete)?

La questione l’ha sollevata Carmen Taborelli, trevigliese DOC, in una lettera inviata alla Direzione generale dell’Ospedale: tempi di attesa troppo lunghi per gli esami, nel suo caso più di otto mesi per una ecografia. “Le cose stanno peggiorando — scrive — rispetto a due anni fa. Il cittadino ha due sole soluzioni: o mettere mano al portafogli e l’appuntamento lo si ha subito o quasi, o rivolgersi alla sanità privata convenzionata”. Questo in sintesi il contenuto della sua segnalazione, alla quale ha risposto la responsabile della Unità operativa specialistica ambulatoriale, citando i criteri di priorità cui l’Ospedale deve attenersi e che vanno indicati dal medico curante. La responsabilità degli 8 (otto!) mesi di attesa sarebbe del medico, che non ha segnalato l’urgenza sul modulo di richiesta dell’esame.

Una rapida ricerca sul sito dell’ATS Bergamo in merito ai tempi di attesa ci informa che “la ricetta priva di contrassegni è considerata come prescrizione di una prestazione programmabile (P)” e che le prestazioni programmabili sono “da erogarsi in un arco temporale maggiore [rispetto alle classi precedenti, NdR] e comunque non oltre 180 giorni“. Otto mesi sono 240 giorni.

L’esperienza di Carmen Taborelli è comune a tantissimi altri utenti. Nella mia cerchia stretta di conoscenze è capitata la stessa cosa pochi giorni fa: per un test cardio da sforzo, sette mesi di attesa.

Ma non basta: capita che prenotazioni non vengano prese perché “Non è stata comunicata l’agenda con le disponibilità dei medici”, da cui l’invito a presentarsi il mese successivo. Per sentirsi dire, di nuovo, che “Non c’è ancora l’agenda” se non si capita nel giorno giusto, e via così. E questo arco di tempo non è rilevato dalle statistiche sui tempi di attesa pubblicate mensilmente sul sito dell’Ospedale che, per alcuni esami, riportano tempi di attesa che sono 4 volte l’obiettivo auspicato dal Sistema sanitario nazionale.

Sarebbe interessante che anche questo tema trovasse spazio nella sfilza di problemi decisamente più ampi su cui Laura Rossoni, capogruppo PD, chiede lumi e intenzioni al direttore dell’ASST Bergamo Ovest, Elisabetta Fabbrini, nel corso dell’audizione in Consiglio comunale richiesta al sindaco Imeri. Speriamo che Laura Rossoni abbia maggior fortuna de «iTrevigliesi», cui non sono mai pervenute le risposte ai quesiti inviati nel lontano gennaio 2012 all’allora Direttore generale Ercole e al suo Ufficio stampa. Ma si sa, all’Ospedale di Treviglio bisogna aspettare.