La montagna in città

1006 ciclabileOrmai è entrata a diritto nella categorie delle chiacchiere di paese. Il ponte a scavalco delle TAV al confine tra Treviglio e Caravaggio per la sua pendenza sta entrando nel novero delle opere pubbliche “ma chi è che l’ha progettato?”.

Passando su quel pezzo di statale frequentemente capita di vedere qualche persona, per lo più anziana, arrancare in bicicletta e consola poco i trevigliesi il fatto che la salita da Caravaggio sia ancora più ripida. La domanda di chiunque è: possibile che guardandolo sulla carta, nessuno tra ingegneri, architetti etc… si sia reso conto di cosa si stava costruendo e dei problemi che avrebbe posto anzitutto alle persone che giornalmente usano la bicicletta per recarsi da Caravaggio all’ospedale o per chi, magari nel fine settimana, da Treviglio vuol raggiungere il Santuario di Caravaggio facendo 2 pedalate?

C’ è un punto più di fondo che pensiamo meriti di essere toccato: le cosidette “opere di mitigazione” sono delle orfanelle.  Le opere di mitigazione sono quelle opere a contorno delle grandi opere che servono per risistemare (mitigare) il territorio cercando di ripristinare le cose come era prima (strade secondarie, sottopassi, rogge interrotte) o per introdurre nuovi elementi  per bilanciarne altri (barriere acustiche, nuove piante di sostituzione di quelle abbattute etc…).

Dove nasce il problema? Nasce perchè per chi realizza una grande opera, ferrovia o autostrada o altro, queste opere di mitigazione, imposte di solito dalle amministrazione locali o da chi è preposto a rilasciare le autorizzazioni, sono viste solo come dispendio di soldi e di tempo e quindi non è che ci mettano esattamente la stessa attenzione che ci mettono nel  realizzare la loro opera.

Di contro l’amministrazione comunale sul cui territorio l’opera di mitigazione viene realizzata non la sente come esattamente sua perchè tanto la deve realizzare qualcun  altro.  E quindi non è che si danni l’anima nel capire come è stata progettata e come verrà realizzata.  Risultato: tale opera è figlia di tutti e di nessuno. E – guardando il cavalcavia in questione nella sua bruttezza e inusabilità – verrebbe da dire: i risultati si vedono.

Come se ne può uscire? Dando più potere alla Amministrazioni Comunali di controllare chi realizza queste opere di mitigazione, ma nel contempo facendo chiaramente sapere alla gente che se poi esce un cavalcavia fatto male o un sottopasso inagibile devono prendersela con chi doveva controllare e non lo ha fatto.

E pensare che il nostro territorio di roba simile ne ha già vista: basti pensare al sottopasso della ferrovia per Bergamo realizzato per collegare Geromina e Zona Nord. Chi vive in quella zona ha ben presente la pendenza e l’uscita allo stop arrivando dalla Geromina per immettersi nella rotonda della Zona Nord.

Ovviamente fatto il danno, subito si dice che si correrà ai ripari e l’ipotesi più gettonata è quella di un sottopasso che non è ben chiaro dove passerà e lascia lo stesso dubbio: perchè chi ha sbagliato a fare un cavalcavia dovrebbe far bene un sottopasso?

Noi vorremmo fare un proposta: si faccia pure il sottopasso. Con attenzione ovviamente. Ma non si tocchi il cavalcavia e trasformiamo quell’intrigo di strade (sopra e sotto) e di ferrovia in un monumento a cielo aperto. Un monumento che serva di memento per ricordarci tutti quanto di brutto e caotico e illogico riusciamo a realizzare…
E senza impegnarci neanche tanto…

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.